Moltheni

“Questo CD ha il sapore di un epilogo, era ora che facessi pace con me stesso e con alcuni vecchi brani. Sento il bisogno di staccare la spina, di porre fine alla routine. Non mi diverto più. Ho deciso di mettere in stand by Moltheni”.
Sono le parole di Umberto Giardini che, a dieci anni esatti dal suo esordio, prende armi, bagagli e spartiti e si ritira. Per un po’, a quanto pare. O almeno ce lo auguriamo, dal momento che si tratta di uno dei pochi cantautori di oggi ad avere qualcosa da dire.
Ingrediente Novus è la sua prima raccolta di successi che, come si può evincere dal titolo, vengono riproposti con nuove ricette e, in qualche occasione, con illustri ospiti a render loro omaggio.
Suona, a ben vedere, più che altro come uno spartiacque. Come se Moltheni più che all’epilogo pensasse al riassunto della prima puntata, ad un modo di fare tabula rasa prima di ricominciare da qualche altro punto che potrà essere identificato solo a colpi di ramazza sui detriti di ciò che è stato.
Emblematica, per capire tutte le amare riflessioni che hanno portato Moltheni a pronunciare le parole di cui sopra, è la rilettura solo strumentale di Eternamente, Nell’illusione di Te che qui cambia titolo in La Fine Della Discografia Italiana, Nell’illusione di Te.
Assieme all’album arriva anche un tour nei club di tutta l’Italia, dopo il quale Moltheni tornerà ad essere semplicemente Umberto.
Suppongo che sia questa manifesta caratteristica a rendere Ingrediente Novus particolarmente triste. Sentire Nutriente, così lontana da quella sentita in quel Sanremo di dieci anni fa, o L’età Migliore di poco diversa da quella di Toilette Memoria, lascia esterrefatti. Com’è possibile che così tanto talento porti solo frustrazioni? Perché a Moltheni non spetta la stessa sorte di Branduardi, Baglioni, Paoli o Battisti? Perché i suoi dischi non vanno dritti al numero uno della classifica? Colpa della discografia o del pubblico? Colpa di Moltheni? Domande che non hanno risposte. E’ così e basta. Forse a causa dei tempi che corrono, del solito cambiamento del modo di fruire la musica di oggigiorno, non si sa. Rimane il fatto che Moltheni ci lascia mettendo il dito nella piaga con un album che raccoglie degli autentici classici.
Del disco c’è poco da dire: chi conosce Moltheni non dovrà far altro che guardare la tracklist, gli altri non potranno che correre ai ripari in extremis, rendendosi conto che una qualità di scrittura di questo livello, in Italia è davvero rara.
Qualche testimonianza illustre arriva anche da alcuni colleghi giunti in prima persona a portare un contributo. Tra essi Mauro Pagani, Ilenia Volpe, che duetta nella nuova bellissima versione di In Centro All’orgoglio, Enrico Gabrielli (Afterhours) e Vasco Brondi (Le Luci della Centrale Elettrica) la cui rabbia, francamente, non sembra particolarmente adatta alla angoscia più tratteuta di Zona Monumentale.
Commenta