November 26, 2009

Them Crooked Vulture

Them Crooked Vultures

Dave Grohl e Josh Homme pressappoco hanno la stessa età (del 69 il primo e del 73 il secondo) e rappresentano due tipologie diverse di rock americano: quella del Grunge per Grohl, batterista del gruppo simbolo di quel movimento (i Nirvana, per i cinque che non lo sanno) e quella tipicamente Stoner per Homme, chitarrista della formazione leggendaria dei Kyuss.
In comune hanno la brillante capacità di non adagiarsi e continuare a sperimentare, cambiando faccia e direzione spesso e, soprattutto, una grandissima ammirazione per una delle band più influenti della storia del rock: i Led Zeppelin.
Tra le band inglesi più fortemente amate dal pubblico d’oltreoceano, gli Zep possono essere serenamente definiti come gli inventori dell’hard rock, la prima band che mise il distorsore al blues che, assieme a Deep Purple e a Black Sabbath, ha fatto svoltare il rock’n’roll verso sonorità più heavy.
Ecco dunque che torna tutto, quando scopriamo che Grohl e Homme per la loro una nuova band, hanno pensato proprio al bassista dei Led Zeppelin, Mr. John Paul Jones.
La band si chiama Them Crooked Vulture come il disco che hanno registrato.
Sono certo che nessuno si starà chiedendo che genere di musica facciano. Bastano i tre nomi della formazione a dissipare ogni dubbio.
E infatti tutto suona come un deja vù.
Nulla riesce più a sembrare innovativo nel rock; si può tranquillamente parlare di musica di genere, di qualcosa che non ha più grandi speranze, né pretese, di subire qualche rinnovamento e che ci permette di goderne attraverso canoni e stili ben riconoscibili.
Eppure il rock riesce a dare molta soddisfazione. E’ proprio il toccasana per i momenti di sconforto. Basta il pezzo giusto per cambiarci l’umore e la pressione arteriosa.
Nessuna eccezione nemmeno per questo album: si mette la puntina sul microsolco e si alza (molto) il volume. Il resto, TUTTO il resto, viene da sé.
Un concentrato di megawatt dove Grohl suona come John Bonham e dove Josh Homme si lascia andare alle più sfrenate bizzarrie canore.
Il vecchiaccio sceso dallo Zeppelin si inserisce con grande naturalezza, ritrovandosi perfettamente in linea con una musica che è parte stessa del suo DNA.
Qui e là ci sono interventi più tosti ed altri più squisitamente leggeri. Le effusioni di Foo Fighters e i rintocchi di QOTSA convivono in perfetta sintonia d’intenti con un linguaggio semplicemente ottuso come quello del rock classico.
Un disco che ambisce ad un pubblico vasto che va dai nostalgici del rock blues ai nerd da club-set contemplando gerontofili e gerontofobi, passatisti e avveniristi con un motto tra i più banali e sentiti di sempre: E’ solo rock’n’roll ma ci piace.

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