The Beatles

Oh, dunque, mi ci sono messo d’impegno e mi sono ascoltato le versioni remasterizzate dell’intero catalogo The Beatles. Ci ho messo un po’ ma ora posso darvi la mia opinione.
Dopo quattro anni di lavoro e defezioni storiche di vario genere (le dimissioni di Mal Evans e il rifiuto di George Martin di prendere parte all’operazione) i celebri remasters sono a disposizione di tutti e dal 9 settembre scorso, come tutti sapete, è possibile acquistare (anche in Rete) l’intera discografia dei fab4 in versione completamente rimasterizzata.
In buona sostanza il lavoro svolto è stato quello di rimettere a girare i nastri originali con le sessions della più famosa boy band di sempre e trasportali su ProTools in modo da poter agire con strumenti all’avanguardia nella ristrutturazione dei suoni originali. […]
E non crediate che “originali” sia una parola messa a caso: il lavoro svolto non punta ad avere delle nuove versioni delle canzoni dei Beatles, viceversa si preoccupa proprio di riportarle in superficie con spirito storico ed artistico (lasciando anche un certo effetto stereofonico un po’ arcaico) ma con una pulizia sonora del tutto inascoltata.
Come a dire che le nuove edizioni dei 13 dischi più famosi del mondo non sono indirizzate a chi possiede già la discografia completa: sarebbe piuttosto dispendioso e, senza il tempo necessario per mettersi d’impegno a sentire la qualità del lavoro svolto, risulterebbe davvero difficile apprezzare i molti pregi di questi nuovi Compact Disc.
A mio parere, rimangono ancora inarrivabili le edizioni originarie su LP, ma forse sono solo un vecchio pippaiolo, nostalgico e passatista.
Rimane il fatto che mi sono messo lì con Sgt.Pepper’s e ho confrontato le tre edizioni in mio possesso (l’antico vinile Parolophone del 1967, il CD del 1987 e il nuovissimo remaster) e senza fare analisi tecniche troppo sofisticate, mi sono limitato ad ascoltare, uno per uno, i pezzi dell’album alternando le tre edizioni.
Se da un lato la nuova versione migliora di moltissimo rispetto alla precedente edizione in CD, dall’altro non riesce a raggiungere il livello dello storico vinile degli anni 60.
La mia copia dell’LP è una stampa italiana del 1967, comperata all’epoca dai miei fratelli che me la regalarono, nella versione STEREO. Un disco di ottima qualità che, nonostante i numerosissimi passaggi nella fonovaligia del piccolo me stesso di 40 anni fa, ha mantenuto un eccellente risposta sonora, con limitatissimi disturbi da usura.
Come metro di riferimento, per fare i confronti, sono andato sul facile e mi sono concentrato principalmente sul suono del basso di Paul e su quello dell’orchestra. Entrambi i suoni, già all’epoca, rappresentarono un passo fondamentale nella musica registrata e molti esperti di suono ritennero che il basso di McCartney raggiungesse una qualità espressiva senza precedenti. Nonostante Paul volesse in qualche modo emulare la sonorità della Motown, dove il basso era sempre molto evidente, ciò che Emerick e Martin ottennero andò ancora oltre, inventando in qualche modo il concetto di Hi-Fi applicato al rock’n’roll.
Con l’orchestra, invece, i Beatles avevano già sperimentato molto con il precedente album (Eleonor Rigby rappresenta il primo caso discografico in assoluto in cui un quartetto d’archi venisse ripreso da microfoni posti a pochi centimetri dalla cassa armonica anziché da panoramici della stanza) ma con Pepper, arrivò in studio un’enorme orchestra che sarebbe principalmente servita a dare corpo a A Day in the Life.
Ebbene se le edizioni remaster lasciano a bocca aperta per quanto siano riuscite a riesumare quella grana sonora decisamente all’avanguardia (che il CD dell’87 non era riuscito a riprodurre) rimane comunque ancora inarrivabile quella del disco originale.
Si tratta, lo stesso, della migliore riproposizione delle storiche registrazioni dei Fab-4 mai fatta fino ad ora.
E’ necessario dire che vent’anni fa le tecniche digitali erano molto meno avanzate di quelle attuali e l’operazione di re-master per il CD del 1987 venne condotta semplicemente privilegiando la pulizia sonora, senza troppo preoccuparsi della classica perdita di frequenze che il master digitale comporta. Oggi non è più così e infatti è possibile ascoltare per la primissima volta, nello splendore del digitale, anche i primi sei album dei Beatles nella versione stereofonica. Fino ad ora, infatti, i Compact Disc dei primi album (da Please, Please Me fino a Rubber Soul) erano disponibili sono nella versione MONO, a causa di una separazione dei canali piuttosto bizzarra ed estrema (molto spesso ci sono le voci da sole in un canale e tutto l’arrangiamento nell’altro) che convinse George Martin e i Beatles a licenziare in CD solamente i missaggi monofonici che negli anni 60 vennero messi in commercio come alternativa a quelli stereo.
Oggi quella stereofonia viene pienamente ristrutturata ed è possibile riascoltarla per la prima volta da allora in tutto il suo bislacco pionierismo.
Chi temeva degli azzardati remissaggi volti a migliorarne il pan-pot, dunque si tranquillizzi.
E si tranquillizzi anche chi continua a preferire le versioni mono, dal momento che la Apple Corps. ha messo in commercio anche un cofanetto alternativo con i missaggi mono per tutti quei dischi del catalogo che all’epoca ottennero anche una pubblicazione in questo formato (praticamente tutti ad esclusione degli ultimi due).
Se posso dire la mia, viste anche le ridotte dimensioni dei suddetti album, sarebbe stato molto più onesto inserire i missaggi mono negli stessi CD stereo, come spesso si fa in casi di questo genere ma, si sa, fintanto che il prodotto The Beatles venderà, ci sarà qualcuno che se ne approfitterà, anche in modo così bassamente palese.
Quindi, ribadendo il concetto che i nuovi CD sono destinati principalmente a nuovi adepti o a fanatici collezionisti, il loro valore è fuori discussione. Si tratta di un’operazione di restauro molto rispettosa pari a quelle che si fanno per le opere d’arte, cioè senza snaturare nemmeno minimamente lo spirito originale delle opere per portarle, con dignità autografa, nei secoli futuri.
(Esempio delle differenze nello spettro sonoro di A Day in the Life. Ho caricato su GoldWavele due versioni, 1978 e 2009, - Cliccate sull’immagine per ingrandire- risulta immediatamente evidente la differenza tra le due onde).
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