Girls

Se non sapete chi siano i Girls, siete definitivamente da ospizio.
Se non avete gridato ai quattro venti che il loro Album è davvero la cosa più brillante degli ultimi anni, probabilmente siete già con un piede nella fossa.
Se però fate parte di una delle due suddette categorie (meglio se di entrambe) potete godere di tutto il mo rispetto che, a ben guardare, non è poco.
Christopher Owens e Chet White, che nonostante il nome della band sono maschietti, hanno fatto quello che milioni di altri loro coetanei in giro per il mondo fanno: hanno preso una chitarra, hanno messo in croce quattro note ed hanno trovato uno sprovveduto, probabilmente miliardario, che ha deciso di investire sufficiente denaro da far diventare un culto la loro band senza alcun merito.
Nonostante il video a cazzo dritto, l’opera prima dei Girls è di totale irrilevanza.
Non peggiore di certa altra fuffa musicale di questi tempi, sia ben chiaro, ma con tutte le band meritevoli di rilievo che ci sono in giro, mi sembra che puntare su questi perdigiorno sia quantomeno sconveniente.
Album (che titolo originale! Complimenti!) pullula di canzonette senza arte né parte. Si va dall’indie-beat di fine anni 70 (Tra Costello e i Lemonheads) di Lust For Life (il pezzo del pene-video) all’ennesima riproposizione di Psychocandy di J&MC (Ghost Mouth), fino a proposte trite e ritrite (più o meno dallo scibile del rock indipendente internazionale) che, in questa ennesima riproposta, concorrono al premio della cosa meno significante della storia.
Owen è stato membro del culto dei Bambini di Dio, un’esperienza della quale parla in modo molto critico semplificandone l’attività in due episodi rappresentativi tra quelli vissuti in prima persona: suo fratello è morto piccolissimo perché il culto non crede nella medicina e sua madre lo ha mantenuto prostituendosi perché il culto la costringeva.
Una storia che vi ha impressionato? A me no. Puzza di ufficio stampa lontano un miglio. E, se anche fosse vera, basta! Non se ne può più di dover dar retta a giovanotti fannulloni il cui unico merito è essere sopravvissuti ad una madre scavezzacollo. Che palle! Voglio un rocker coi controcazzi che possa dimostrare il talento nonostante la natura della sua famiglia.
Che mamma guidi una Porsche o una Panda oppure che la prozia soffra di emorroidi e il cugino abbia avuto un ictus durante una grigliata, non aggiungerà mai nulla al suo talento.
E qui di talento ce n’è davvero poco.
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