November 13, 2009

Carmen Consoli

Rispetto al deludente Eva Contro Eva, il nuovo Elettra rappresenta un piccolo miracolo anche se, dopo tre anni, sarebbe stato legittimo aspettarsi un po’ di più.
Per carità, il disco è ben fatto ma lo sforzo sembra davvero ridotto al minimo.
Carmen Consoli sembra mettere in mostra le sue doti come se si trattasse di un saggio della sua composizione e a sua parziale discolpa ci sono alcuni drammi personali che l’hanno probabilmente spinta ad allontanarsi per un po’ dal lavoro per dedicarsi a cose più importanti.
Non saltate alle conclusioni e provate a pensare che Elettra rimane comunque un buon disco. Però, trattandosi del settimo disco di una delle principali protagoniste della musica leggera italiana, non mi sembra fuori luogo puntare il dito su un percepibile adagiarsi.
Per fare un esempio concreto e facile, andate alla traccia numero otto: Col Nome Giusto.
Bella, vero? Anche a me ha colpito. Ha la forza di portarci immediatamente nel mondo di Carmen, cullandoci in un terreno di soffici melodie tipiche della sua scuola.
No, aspettate: reset.
Volevo scriverla in maniera edulcorata quando in realtà il brano ci porta immediatamente nel mondo di Carmen proprio perché è stato scritto ricalcando senza troppi sotterfugi un metodo già ampiamente sperimentato.
Ascoltate. Col Nome Giusto è costruita sulla medesima struttura armonico-ritmica de L’ultimo Bacio, citazione di Modugno compresa*.
Ciò nonostante, rimane un brano di grande fascino ed io mi sento combattuto. Non so se perdonare certe furbate o se indignarmi.
Probabilmente sarebbe più facile fregarsene e godere dell’istante di piacere che la musica offre però appellarci al bennatismo del “sono solo canzonette” mi lascia solo nell’amarezza di dover constatare che nella musica leggera italiana la voglia di rischiare ormai non c’è più.  Forse non c’è mai stata.
Quindi Elettra è un buon disco, che delude.
Penso che se nemmeno i personaggi consolidati come Consoli si prendono la briga di fare qualche rivoluzione, sarà dura sperare nella buona sorte della musica pop di casa nostra.
Viene facile immaginare che una carriera così lunga e rispettabile porti alla possibilità di fare finalmente di testa propria, come fecero Battisti e DeAndrè o, più recentemente, Afterhours.
E invece Elettra tradisce il timore di esagerare, tende a limitare il rischio al minimo con imposizioni della casa editrice affinché il prodotto corrisponda alle leggi del mercato, limando e smussando fino ad ottenere 38 minuti di musica rassicurante in classico stile-carmenconsoli.
Peccato perché quando l’album cerca strade nuove, l’operazione riesce in modo strabiliante. Marie Ti Amiamo, scritta ed interpretata con Franco Battiato, è davvero un pezzo eccellente dove le atmosfere mediorientali tanto care al collega concittadino, si sposano splendidamente con un arrangiamento impreziosito dall’utilizzo di lingue diverse (arabo, francese e italiano) e da una progressione armonica tutt’altro che banale.
Eppure, si arriccia il naso al pensiero che la collaborazione con Battiato sia dovuta ad obblighi contrattuali (io canto nel tuo album ma tu scrivi e canti un pezzo per il mio prossimo) che avranno forse a che fare anche con la stima reciproca ma sicuramente molto di più con le carte firmate sulla scrivania dell’A&R della Universal.
Poi. Di canzoni davvero brutte non ce ne sono. Solo qualche volta viene il nervoso per l’evidente tavolino che vediamo sotto certi pezzi di carta.
Intravedere il prestabilito fa scappare qualche sbadiglio soprattutto (anche se so che nessun fan lo ammetterà mai) quando si ha dimestichezza con la sua discografia.
Mio Zio è uno di quei pezzi che leggi il titolo e sai già come sarà, quale sarà il tema della canzone e perfino quale arrangiamento vi sarà applicato.
Sì, certo: è proprio un pezzo in stile Fiori D’Arancio che però stavolta parla di uno zio un po’ pedofilo, un po’ violento e molto stronzo che dopo morto, durante la funzione funebre, gode della tipica omertà concessa agli stronzi finendo per essere elogiato per le sue doti di persona per bene.

Elettra, la title track dai rimandi ad Euripide e Sofocle, si connota come un altro dei ritratti femminili tanto cari a Consoli che però, nel testo, raggiunge una banalità sconfortante (la solita puttana che ha anche dei sentimenti)…
Non Molto Lontano da Qui, brano già in rotazione da un mesetto nelle radio, è piacevole e leggera, perfetta per la promozione, mentre il brano di apertura (Mandaci una Cartolina) dedicata al padre da poco scomparso, ha una ricercatezza acustica davvero sorprendente, con calore ed emozione per certi versi vicini al fado e al flamenco.
Insomma, Carmen Consoli continua a confermarsi una delle realtà più eleganti ed affascinanti in circolazione, però adesso deve prendere il gruzzoletto che ha da parte, aprire una sua personale casa editrice e cominciare a fare musica senza imposizioni di nessun tipo.
Allora, e solo allora, avremo la prova della sua grandezza.



* All’epoca de L’ultimo Bacio, Carmen Consoli rischiò di passare un guaio a causa del verso “Mille violini suonati dal vento”: si trattava di una citazione non accreditata della canzone Piove di Domenico Modugno.
Franco Migliacci, autore del testo, non apprezzò questa appropriazione sostenendo, forse a ragione, che anche una semplice telefonata sarebbe stata gradita.
Migliacci tuonò qualche giorno e minacciò di voler intentare una causa ma alla fine, forse rendendosi conto che quello di Consoli era un omaggio davvero disinteressato, lasciò perdere.
La domanda che sorge spontanea oggi è: saranno state chieste le dovute autorizzazioni a Enrica Bonaccorti per l’utilizzo del verso “Sai, la lontananza è come il vento” preso più o meno letteralmente da un altro successo di Modugno e presente nel brano Col Nome Giusto?

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