Sufjan Stevens

Azzardo? A me viene in mente Frank Zappa. Oppure Philip Glass. Qualche volta addirittura Charles Ives.
Sto esagerando? Ditemelo voi: in fondo avete visto la copertina qui in fianco e là sopra avete letto di chi stiamo parlando e, sì, forse Sufjan Stevens deve ancora mangiare un bel po’ di pastasciutta prima di arrivare ai livelli di quei colleghi ma… questo disco è la prova lampante di quanto sia pertinente annoverarlo tra i principali geni della musica moderna.
Sufjan sembra volersi a tutti costi scrollare di dosso il marchio di cantautore neo folk e s’è spesso messo all’opera in direzioni varie e differenti. […]
Questa volta l’occasione gliela offre la Brooklyn Academy of Music che gli ha commissionato un lavoro ispirato all’opera architettonica di Robert Moses sull’arteria urbana che a New York collega Brooklyn con il Queens.
L’opera, intitolata proprio con la sigla con cui i newyorkesi chiamano quella strada, The BQE (The Brooklyn Queens Expressway), è nata per una performance live abbinata a un piccolo evento locale che però ha mosso una certa prevedibile curiosità.
Oggigiorno, l’internet amplifica il normale passa-parola e la notizia di una lunga suite orchestrale scritta da Sufjan Stevens per la BQE ha cominciato velocemente a girare assieme ad alcune copia pirata tanto da convincere l’autore a pubblicare un disco, elevandolo fino a farlo diventare un oggetto di culto, molto arty.
Per accompagnare la musica del CD, è stato realizzato un booklet di 32 pagine a tiratura limitata, un DVD con un documentario realizzato con una vecchia Bolex a 16mm da Reuben Kleiner ed un disco stereoscopico, in tutto e per tutto identico agli storici Viewmaster anni 50.
Tutto estremamente fichissimo, compresa l’inevitabile stampa del disco in vinile 180gr, in alternativa al CD.
Solitamente operazioni come questa nascono per dare un po’ di valore aggiunto ad un’opera fiacca e scadente ma in questo caso, la musica scritta da Sufjan per celebrare la BQE, ha caratteristiche tutt’altro che mediocri.
Pur con qualche imperfezione, le musiche mettono in luce la straordinaria duttilità di questo giovane artista che, a quanto pare, sente sempre più il bisogno di dimostrare che oltre alle atmosfere bucoliche del neo-folk o alle canzoncine a tema natalizio riesce ad esprimersi con linguaggi diversi ed anche più accademici.
Sebbene The BQE non si prefigga il compito di entrare nel cuore di chi ha apprezzato de doti pop-rock del Nostro, non è escluso che la sua sinfonica ampollosità riesca ad affascinare anche chi a questo genere non è particolarmente avvezzo.
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