October 16, 2009

Editors

In This Light & on This Evening

In This Light & On This Evening
rappresenta un fondamentale passo nella carriera degli Editors.
Il successo del disco d’esordio e l’accoglienza di rito riservata al suo seguito, hanno messo le basi per un album, il terzo, che si pone fin dalla sua genesi come quello della svolta.
Per Editors, paladini del revival-wave, ora giunge il momento di provare a spingere il repertorio su sonorità totalmente nuove sebbene, meglio dirlo, l’operazione appaia riuscita solo in parte.
Se da un lato ci si rende conto dello sforzo creativo messo in atto per rinnovare l’impasto della band, dall’altro gli anni 80 continuano a girovagare nel loro DNA.
Russell Leech (il bassista) e Chris Urbanowicz (il chitarrista) si sono trasferiti a New York ed hanno cominciato ad assorbire un po’ del fermento musicale della Grande Mela.
Tom Smith, rimasto a Birmingham, ha scritto le canzoni in una condizione particolarmente favorevole, coadiuvata anche dalla condizione di neo papà che, a quanto pare, gli ha regalato una buona dose di creatività ed ispirazione.
In This Light And On This Evening strutturalmente cerca di prendere le distanze dai due prededenti e lo fa, principalmente diminuendo le dosi di chitarra in favore di un parco tastiere che connota il disco verso un suono più elettronico.
L’origine analogica degli strumenti manifesta un legame inossidabile nei confronti degli anni 80 e nonostante questo porta una ventata di novità che ben si adatta ai metodi di scrittura della band.
La produzione è affidata a Flood, che da sempre ha basato la sua carriera sulla qualità dei suoni.
Dai Depeche Mode a PJ Harvey, passando per U2 e The Killers, il produttore ha avuto sempre la possibilità di esprimersi come un effettivo membro della band, pur rimanendo dall’altra parte del vetro, portando idee ed invenzioni come fossero strumenti.
Editors erano determinati a fare un disco che avesse dei suoni sintetici ma che al contempo non sembrasse suonato dalle macchine. Da qui la scelta di escludere dalle esecuzioni qualsiasi tipo di automatismo e programmazione.
L’effetto è buono e l’album si sforza per davvero di portare aria di novità.
La band di Tom Smith sapeva di avere molte responsabilità ed ha cercato, con una delle poche maniere possibili, di rinnovarsi.
Un po’ lo stesso percorso fatto dai Franz Ferdinand ed un po’ con i medesimi risultati.
Anche questo, come il disco di Kapranos & Co., ha l’aspetto di una virata che anticipa qualche rivoluzione del capitolo 4. Ed anche qui, il risultato è tutt’altro che scadente.
In This Light And On This Evening è un album molto teso e vibrante. La title track, in apertura, ha qualcosa di cinematografico che un crescendo nervoso ed inquietante rende immediatamente perfetta.
Il singolo Papillon, omaggia dichiaratamente il periodo d’oro del madchester-sound e viene facile capire perché sia stata scelta per la promozione: è orecchiabile e pop senza che e le contaminazioni nobili che ci si aspetta dagli Editors siano state rimosse.
Diciamo che lo sforzo maggiore è stato fatto per cercare di spingere i giornalisti a lasciare in pace una volta tanto i Joy Division.
Ecco, diciamo che Ian Curtis e i suoi sono chiamati in causa anche stavolta ma Editors non hanno profanato né copiato né imitato il culto mancuniano e si sono rivolti, casomai, solo alla sua capacità comunicativa.
Like Treasure è il brano del disco che meglio rappresenta il legame della band con quella vecchia scuola e, in quanto tale, deve essere considerato come il brano più debole del disco. Ciò nonostante non nasconde un certo fascino e l’ascolto non viene affatto disturbato dalla sua presenza, tutt’altro.
La voce di Smith appare in generale migliorata, la sua timbrica sembra definitivamente svezzata e non risparmia nemmeno qualche momento da brivido. The Boxer è senza alcun dubbio uno tra i migliori e sicuramente la mia preferita dell’intero pacchetto assieme al numero di chiusura, Walk The Fleet Road.
Epperò, per il capolavoro ci tocca aspettare ancora un po’.

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