October 16, 2009

Tony Face Big Roll Band



Tracciare un profilo artistico di Tony Face è difficile quanto tracciarne uno per l’intera storia dell’underground in Italia.
Per me, poi, la difficoltà si amplifica perché Tony è un amico. E non solo: ho per lui una stima professionale che mi ha spinto ad affidargli la produzione di ben due dei miei dischi.
Uno quindici anni fa ed uno in questi giorni (a proposito, apro una parentesi per dirvi che il nuovo Peluqueria arriverà con l’anno nuovo…).
Essere obiettivo, dunque, mi è difficile. Solitamente Tony mi mette a parte di tutti i suoi progetti e, proprio per questo, riesco ad apprezzare l’entusiasmo, l’impegno e la forza che impiega.
Produce instancabilmente e con passione la musica che davvero gli piace e lo fa da oltre vent’anni, con lo stesso spirito dell’inizio.
In questi giorni esce il primo album di quella che è la sua personale BAND, sebbene in verità non si tratti di un vero e proprio esordio dal momento che con la sigla Tony Face Big Roll Band sono usciti, nel considerevole tempo di 20 anni, già due singoli. Il primo del 1989 e l’altro dello scorso anno (ne parlai qui). […]
Old Soul Rebel mette però finalmente in scena tutta l’anima di questo ribelle di casa nostra, in una sorta di gran varietà del MODernismo.
Tony, infatti, è stato un pioniere della scena MOD in Italia e sebbene negli anni abbia abbracciato anche altre passioni (il punk, il garage, l’R&B e il rock), ha sentito il bisogno di rimettere in moto la Vespa e infilarsi nel vecchio Parka.
Il risultato è un album scoppiettante, di quelli che non ti aspetteresti mai da un mercato chiuso come quello nostrano.
Old Soul Rebel si apre con la personale Revolution 9 di Tony. La prima traccia (Intro) è un breve esercizio di musica concreta in cui si sentono frammenti di tutte le sua passioni. A voi scoprire come sono state inseriti  Who, Quadrophenia (il film), Beatles, Robert Johnson, il calcio, Fidel Castro e Jacqueline Taieb.In chiusura, in veste di Bonus Tracks, ci sono i due brani del 45 giri del 1989, masterizzati proprio dalla copia in vinile (come testimonia il tipico fruscio della puntina sul disco) in quanto evidentemente i master storici sono andati perduti. In mezzo ci sono quattordici pezzi al fulmicotone e gli ospiti sono tutti da far spavento: Inizia Chris Philpott (Small Words) all voce su Somebody Stole My Thunder di Georgie Fame, di seguito Yo Kalb, voce dei SoulSnatchers, rende giustizia ad un minor hit pazzesco delle Ikettes come Camel Walk.
Tony suona la sua ribelle batteria in tutti i pezzi, con una band senza precedenti. Al suo fianco, in molti numeri, ci sono gli amici di sempre come gli immarcescibile Paolo “Apollo” Negri  e Renzo Bassi (l’organo e il basso del suo Link Quartet), Lilith, Pibio coi Temponauts e Oskar con gli Statuto e occasionalmente si toglie la soddisfazione di ospitare pezzi da 90 come Tony Perfect dei Long Tall Shorty per una versione incredibile di Love is Like an Ichting in my Heart delle Supremes, Luca Re dei Sick Rose per Abba dei Paragons, Allan Crackford del James Taylor Quartet per la title track e Bob Manton dei Purple Hearts in una cover di Hey Sha lo Ney degli Action.
Dovrebbe essere sufficiente per farvi saltare sulla sedia ma se ancora non vi bastasse, contate che  ci sono anche i MiniVip, piccole grandi star della gloriosa Face Records, che con Tony riesumano I Don’t Need No Doctor e ci sono pure i due brani usciti l’anno scorso su 45 giri (Hey Bulldog dei Beatles e Lady Day & John Coltrane di Gil Scott Heron).
Non c’è niente da fare, sebbene io sia anche un po’ di parte, questo è un disco che risolleva lo spirito, che fa gridare cose come: “Ma allora si può!”.
Grazie Tony.

Tony Face

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