August 25, 2009

Nouvelle Vague

3 (Limited Edition) (Incl. 3 bonus tracks)
Nonostante gli sforzi per trovare qualche elemento di novità nella collaudata formula di rinnovamento di alcuni hit degli anni 80, il terzo capitolo di Nouvelle Vague, intitolato semplicemente 3, è noioso senza appello.
Stavolta  Marc Collin e Olivier Libaux hanno coinvolto una manciata di personaggi provenienti dalla scena originaria ed inseriti nelle nuove configurazioni di quelli che furono loro storici brani.
Il risultato è che a cantare su Our Lips Are Sealed delle Go-Go’s, c’è Terry Hall dei Fun Boy Three (autori di una storica cover di quel pezzo) mentre su All My Colours degli Echo & The Bunnymen c’è Ian CcCulloch.
Il colpaccio è stato fatto con la presenza di Martin L.Gore nella cover di Master And Servant (Depeche Mode) essendo, in effetti, l’unico tra i guest ad avere un’attività di tutto rispetto anche ai giorni nostri senza necessariamente ricorrere al revival degli 80’s.
Lo stesso, non funziona.
Le canzoni sono tutte piuttosto ben confezionate ma nessuna riesce a brillare per novità portando inevitabilmente a rimpiangere i dischi originali.
Road To Nowhere dei Talking Heads, prende troppo sul serio l’intenzione country che gli diede David Byrne e viene trasformata in un esercizio di cow-boy song come lo farebbe Carla Bruni.
Heaven di The Psychedelic Furs, spogliata dell’energia edonistica della prima versione, riprende la lezione primordiale dei Nouvelle Vague e diventa una scialba bossa-nova senz’arte né parte.
Non male, volendo salvare qualche cosa, la patina ye-ye applicata a Blister in The Sun dei Violent Femmes. Probabilmente avrebbe guadagnato qualche punto se Gordon Gano avesse accettato di apparire come vocal guest al posto della svenevole Eloisia ma tristemente così non è.
In effetti l’unico pezzo veramente riuscito sembra essere Parade dei Magazine (con l’ospitata del bassista originario Barry Adamson in veste di cantante) che viene ripresa in versione sicuramente azzeccata, con retrogusto di Calexico e atmosfera caliente.
La cover di Say Hallo Wave Goodbye, il bellissimo brano dei Soft Cell, invece non riesce. La canzone aveva conosciuto una cover version definitiva per mano di David Gray e il confronto con l’arrangiamento NV3 non regge nemmeno un po’.
Un effetto straniante è ottenuto da God Save The Queen (Sex Pistols) il cui primo verso (God save the Queen, a fascist regime…) applicato ad una marcetta acustica che rievoca Charles Trenet, suona talmente fuori registro da irritare inesorabilmente.
Più classicamente nelle corde del gruppo c’è Ça Plan Pour Moi, storico fake-punk di Plastic Bertrand, col quale il duo d’oltralpe si trova particolarmente in sintonia. Anche in questo caso, però, nel paragone con la registrazione del 77, questa nuova rimane al palo.
Un disco che prova a tenersi aggrappato con unghie e denti ad un’idea inizialmente divertente ma che non riesce a mantenere la qualità e  l’ironia necessaria per continuare ad essere fresca ed accattivante.

Nouvelle Vague

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